La rivoluzione silenziosa

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La rivoluzione silenziosa

C’è chi pensa che per fare una rivoluzione occorra essere dei garibaldini. Non necessariamente, in alcuni frangenti si può cambiare il mondo anche senza far nulla, è sufficiente mostrare in modo energico la propria presenza.

Il 5 luglio 2026 è una data che resterà, ahimè, nella storia del calcio: un giocatore statunitense squalificato per essere stato espulso vede annullata la sua squalifica a seguito della telefonata fatta dal Presidente Trump al Presidente della FIFA Infantino. Il Presidente Trump addirittura si vanta di tale telefonata e conferma il suo intervento, per rimediare a un’espulsione da lui ritenuta ingiusta. La politica entra a gamba tesa sull’autonomia dello sport in modo indegno, totalmente inaccettabile. Sono migliaia le decisioni arbitrali sbagliate nella storia del calcio, ma un principio non è mai stato in discussione: il verdetto del campo deve essere accettato, anche se sbagliato. A fronte del comportamento irresponsabile e indecente del Presidente Trump e del Presidente della FIFA, l’allenatore della nazionale di calcio statunitense, Mauricio Pochettino, poteva compiere un gesto che avrebbe cambiato la sua carriera e inciso profondamente nel mondo del calcio: sarebbe bastato non convocare il giocatore appena riabilitato per la gara successiva, mostrando al mondo la sua strenua difesa dell’autonomia dello sport. Un gesto silenzioso, rivoluzionario, che l’avrebbe reso immediatamente l’allenatore più importante e credibile al mondo. Avrebbe reso un servizio allo sport che gli dà da vivere, e avrebbe acquistato eternamente il rispetto dei suoi giocatori, degli avversari e dell’opinione pubblica.

Per compiere un gesto del genere, però, occorre avere palle, e Pochettino non le ha avute: invece che difendere il metodo, è entrato nel merito difendendo il proprio orticello e sottolineando che l’espulsione che ha generato la squalifica era ingiusta, e ha ringraziato Trump per aver rimediato a un’ingiustizia.

Ometti, lacché, vili opportunisti, che faranno passare questo 5 luglio 2026 alla storia (ironia della sorte, lo stesso 5 luglio nel quale, nel 1994, Gianfranco Zola subì proprio negli USA un’espulsione scandalosa che gli costò 2 giornate assurde di squalifica, che per fortuna nessun politico chiese di annullare).

La morale è molto semplice: ci sono momenti nella vita di ognuno di noi dove tirar fuori le palle fa la differenza, e non tirarle fuori ti qualifica a vita. Sono certissimo che Julio Velasco non avrebbe convocato un giocatore riabilitato in tale maniera.

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C’è una fiammella di luce dentro ognuno di noi che brilla. E’ nostra responsabilità trovarla ed alimentarla: nessuno al mondo verrà mai a cercarla, semplicemente perché nessuno al di fuori di noi ne conosce l’esistenza. La nostra fiammella è unica ed inimitabile e quando la facciamo brillare diamo un senso profondo alla nostra esistenza e creiamo le condizioni affinchè anche altre fiammelle attorno a noi brillino. Amo mettere le mie competenze al servizio di chi sceglie di valorizzare la sua fiammella e di mostrare al mondo la sua luce.

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