C’era una volta l’onestà intellettuale

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Il referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo 2026 ha reso evidente che l’Italia ha perso completamente una qualità importantissima: l’onestà intellettuale. Andiamo con ordine.

Il popolo elegge i propri rappresentanti in Parlamento, chiedendo loro di occuparsi, nell’interesse del popolo, di una serie di questioni che il popolo stesso non è in grado di trattare da solo: solo un italiano su mille, in questa tornata referendaria, aveva le competenze per comprendere in profondità i tecnicismi di una complessa riforma della giustizia. In queste condizioni è miserabile che la politica ributti al popolo la patata bollente: è la politica che è pagata per avere le competenze per affrontare temi così complessi, è grave che non si prenda tale responsabilità e la ribalti sul popolo che non ha le competenze per assumersela. Il referendum è uno strumento di democrazia importantissimo, ma deve essere usato su argomenti alla portata del popolo, non su argomenti complessi tecnicamente.

Quindi la politica ha abdicato, ma dopo aver abdicato ha fatto pure peggio: ha cercato non di informare il popolo, ma di fargli il lavaggio del cervello per indurlo a votare quello che lei voleva, senza che lei avesse la forza di farlo passare.

Ecco quindi che abbiamo assistito al festival del lavaggio del cervello, dove tutte le forze politiche hanno mistificato la realtà, per cercare di far apparire solo ed esclusivamente il pezzo di realtà funzionale alla propria posizione, omettendo il pezzo di realtà scomodo.

Abbiamo visto forze politiche sostenere che con la vittoria del SI la magistratura avrebbe perso la sua indipendenza dal potere esecutivo (falsissimo), e altre forze politiche sostenere all’opposto che la vittoria del SI avrebbe impedito il ripetersi di vicende come quelle dei bambini del bosco e di Garlasco (baggianata colossale, tali vicende non c’entravano nulla con la riforma oggetto del referendum).

Dopo l’esito referendario i sostenitori del NO hanno pontificato che il popolo ha bocciato con molta maturità l’impalcatura della riforma della giustizia del governo (ma quale maturità? basta andare per strada e fare due domande a chiunque per scoprire che i dettagli della riforma non li conosceva praticamente nessuno). Qualche giornalista pro SI ha detto addirittura che la vittoria del NO è maturata all’interno dei percorsi scolastici e universitari (e in quali percorsi ci si dovrebbe informare, nei calippi tour?).

La sostanza, purtroppo, è che nessuno ha il coraggio di dire l’unica verità sacrosanta: la politica non era in grado di svolgere il compito assegnatole dai cittadini e ha cercato di mistificare la realtà per tirare per la giacchetta il popolo, al fine di fargli fare i propri (della politica, non del popolo) interessi. In un contesto simile, purtroppo, spiace constatare che i fatti oggettivi scompaiono dalla scena e dal dibattito pubblico, i riflettori sono tutti su saltimbanchi imbonitori, che però sono lo specchio di quello che siamo diventati. Quindi, per concludere, guardiamoci allo specchio e riflettiamo sul fatto che siamo diventati miserabili saltimbanchi imbonitori.

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C’è una fiammella di luce dentro ognuno di noi che brilla. E’ nostra responsabilità trovarla ed alimentarla: nessuno al mondo verrà mai a cercarla, semplicemente perché nessuno al di fuori di noi ne conosce l’esistenza. La nostra fiammella è unica ed inimitabile e quando la facciamo brillare diamo un senso profondo alla nostra esistenza e creiamo le condizioni affinchè anche altre fiammelle attorno a noi brillino. Amo mettere le mie competenze al servizio di chi sceglie di valorizzare la sua fiammella e di mostrare al mondo la sua luce.

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