Fare coaching…a chi?

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Un giorno si presenta da me un golfista e mi chiede un colloquio di Coaching. Afferma di essere fenomenale in 16 delle 18 buche di una gara, ma di rovinare la sua prestazione con errori macroscopici nelle rimanenti 2 buche, errori che spesso compromettono la sua performance generale. Il suo obiettivo è (riporto le sue esatte parole) “trovare delle strategie per potenziare la sua parte che gioca magnificamente le 16 buche ed annientare la sua parte che rovina tutto con 2 buche disastrose”.

Prima di certificarmi come Coach ICF, mi sono certificato come Counselor ad indirizzo Voice Dialogue, e la metodologia del Voice Dialogue mi consente subito di individuare in lui un grosso conflitto interno. Gli propongo un gioco: immaginare che le 16 buche prima, e le 2 buche poi, siano affrontate da due giocatori diversi. Gli chiedo il permesso di intervistare entrambi i giocatori. Lui acconsente.

Incomincio dal giocatore che affronta le 16 buche, giocatore che si dimostra molto spavaldo e sicuro di sé, e che per questo nutre grosse ambizioni a livello di classifica e carriera.

Questo giocatore non teme niente e nessuno, e nutre una fiducia immensa sui propri mezzi.

Quando intervisto l’altro giocatore, quello che affronta le 2 buche, emerge un altro scenario: una persona che si è approcciata al golf per puro divertimento, e che adesso è terrorizzata dagli impegni che si profilano all’orizzonte, per via delle ambizioni “dell’altra parte”. Questo secondo giocatore, nell’intervista, ride sarcastico, e ironizza sugli sforzi dell’altro giocatore, che tanto non porteranno a nulla, perché lui troverà il modo di vanificarli, visto che così facendo la carriera sarà meno promettente, gli impegni meno gravosi, e il divertimento salvaguardato.

In sostanza, due energie contrapposte, con esigenze contrapposte, coesistono dentro la stessa persona. Cercare di schiacciarne una delle due (come il cliente mi ha chiesto inizialmente) è totalmente inutile, perché un’energia può essere soffocata ma non eliminata. Capire le esigenze di entrambe le energie, rispettarle, ascoltarle ed onorarle crea le basi per avere due alleati interni, entrambi focalizzati verso lo stesso obiettivo. Nel caso specifico, incorporare nella propria vita e nel proprio modo di giocare un po’ di divertimento e leggerezza, fa sì che il secondo giocatore si senta rispettato, non giudicato, e anche lui fornisca un contributo alla causa comune, invece che mettersi di traverso.

Per concludere: nei colloqui di coaching è fondamentale rendersi conto se il cliente sta parlando da una posizione di “centratura” o se è identificato in una delle sue parti. In quest’ultimo caso, occorre recuperare una posizione di centratura, altrimenti il lavoro fatto sarà totalmente inutile, perché ci sarà una parte che boicotterà i risultati raggiunti.

Quindi, fare coaching si, ma a “chi” lo si sta facendo?

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C’è una fiammella di luce dentro ognuno di noi che brilla. E’ nostra responsabilità trovarla ed alimentarla: nessuno al mondo verrà mai a cercarla, semplicemente perché nessuno al di fuori di noi ne conosce l’esistenza. La nostra fiammella è unica ed inimitabile e quando la facciamo brillare diamo un senso profondo alla nostra esistenza e creiamo le condizioni affinchè anche altre fiammelle attorno a noi brillino. Amo mettere le mie competenze al servizio di chi sceglie di valorizzare la sua fiammella e di mostrare al mondo la sua luce.

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